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Mondi sommersi. L’inconscio e l’io

A cura di Elena Gradini

Il Museo Bellini di Firenze, in collaborazione con la Galleria Il Collezionista di Roma hanno il piacere di presentare la Mostra Personale dell’artista Ika Abravanel, curata dalla DOTT.LEV KIPERMAN e DOTT.GABRIELE GIULIANI. Ika Abravanel è un artista cresciuto all’ombra delle arti creative, proveniendo da una famiglia di musicisti svizzero-ebrei. Nel corso della sua formazione, avvenuta nella città di Gerusalemme, ha avuto la fortuna di formarsi con Yvette Schupak, allieva di Marc Chagall, iniziando a studiare pittura seguendo nel corso degli anni un proprio stile personale, frutto di una complessa rielaborazione della lezione appresa. Nelle sue opere vi sono motivi ricorrenti che fanno spesso riferimento ad una pittura astratta, esito della sua personale visione del mondo. La rielaborazione con cui l’artista manipola la realtà che lo circonda gli ha consentito di sviluppare prevalentemente opere che danno un senso di profondità spaziale, dovuto soprattutto alla tecnica impiegata, ovvero mediante l’utilizzo di acqua compressa per creare, strato su strato, un effetto di profondità spaziale. Ripetendo questo processo ed affinandolo nel corso del tempo Abravanel è approdato ad un codice espressivo particolarissimo, che si esplica attraverso l’uso del colore, le false prospettive, e soprattutto la creazione di paesaggi astratti che sono a loro volta ispirati alla realtà che lo circonda. Segno del suo procedimento creativo è infatti in primis quello di fotografare i soggetti che lo incuriosiscono per poi trasformare con la mente ed il colore quanto osservato nel mondo reale. Ecco così che prendono forma mondi lontani, frutto di una visione interna delle cose, e dove il colore acrilico contribuisce a creare una bellezza complessa, un incanto dei sensi che affonda nell’inconscio; nella trasformazione alchemica di un mondo interiore dove i luoghi sono sostituiti dalle esperienze che il luogo reale evoca. In questo processo egli riesce a rimarcare l’aspetto personalizzante attraverso l’uso di forme geometriche come il cerchio, che insieme al colore azzurro donano un forte senso di astratto. Una certa spiritualità che si materializza sulla tela e che Abravanel moltiplica all’infinito e traduce in segno grafico, dove tutto è immaginazione, fuga, colore e, non ultimo, evasione dal mondo reale troppo spesso crudele, troppo spesso privo di quell’insieme di colori che compongono la bellezza della vita e delle sue sfumature. Attraverso il suo gesto creativo la pittura diventa così pura meditazione ed emerge sulla tela un luogo lontano, fascinoso, autentico e misterioso insieme. Una volta stabilita l’immagine egli la rielabora con il suo pensiero e ottiene un risultato del tutto diverso dall’idea di partenza. La sua è una realtà decontestualizzata, pura, che recupera una sorta di giocosità infantile che lascia spazio ai pensieri belli, alla felice spensieratezza dell’immaginazione più libera. Abitano nei suoi colori forme bizzarre, libere, prive di gravità che fanno del movimento il loro punto d’azione di una sorta di piacevole incantesimo, di cui Abravanel è il sapiente prestigiatore, l’illusionista della realtà bella e misteriosa del nostro inconscio collettivo.








Underwater worlds. The unconscious and the ego


The Bellini Museum of Florence, in collaboration with the Galleria Il Collezionista of Rome are pleased to present the Personal Exhibition of the artist Ika Abravanel, curated by LEV KIPERMAN and DR GABRIELE GIULIANI. Ika Abravanel is an artist who grew up in the shadow of the creative arts, coming from a Jewish-Swiss musical family. During her training, which took place in the city of Jerusalem, she had the good fortune to train with Yvette Schupak, a pupil of Marc Chagall, starting to study painting following her own personal style over the years, the result of a complex reworking of the lesson learned. In his works there are recurring motifs that often refer to abstract painting, the result of his personal vision of the world. The re-elaboration with which the artist manipulates the reality that surrounds him has allowed him to mainly develop works that give a sense of spatial depth, mainly due to the technique employed, i.e. through the use of compressed water to create, layer upon layer, a spatial depth effect. By repeating this process and refining it over time, Abravanel has arrived at a very particular expressive code, which is expressed through the use of color, false perspectives, and above all the creation of abstract landscapes which are in turn inspired by the reality that surrounds it. . A sign of his creative process is in fact first of all that of photographing the subjects that intrigue him and then transforming what he observes in the real world with his mind and color. This is how distant worlds take shape, the result of an internal vision of things, and where the acrylic color helps to create a complex beauty, an enchantment of the senses that sinks into the unconscious; in the alchemical transformation of an inner world where places are replaced by the experiences that the real place evokes. In this process he manages to underline the personalizing aspect through the use of geometric shapes such as the circle, which together with the blue color give a strong sense of the abstract. A certain spirituality that materializes on the canvas and that Abravanel multiplies infinitely and translates into a graphic sign, where everything is imagination, escape, color and, last but not least, escape from the real world that is too often cruel, too often devoid of that set of colors that make up the beauty of life and its nuances. Through his creative gesture, painting thus becomes pure meditation and a distant, fascinating, authentic and mysterious place emerges on the canvas. Once the image has been established, he elaborates it with his thoughts and obtains a completely different result from the initial idea. His is a decontextualized, pure reality that recovers a sort of childish playfulness that leaves room for beautiful thoughts, for the happy light-heartedness of the freest imagination. Inhabiting its colors are bizarre, free, weightless shapes that make movement their point of action for a sort of pleasant spell, of which Abravanel is the skilful magician, the illusionist of the beautiful and mysterious reality of our collective unconscious.

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